mercoledì 18 maggio 2016

JeruZalem



Per la serie a volte ritornano, bentornato found footage. Anzi, bentornato in un film horror, ne sentivamo veramente la mancanza. Che poi in fin dei conti si potrebbe evitare di vedere film di questo tipo, ma perché privarsi della visione di un film interamente girato con gli smart glasses? Si, avete capito bene, JeruZalem (la cui "Z" maiuscola del titolo dovrebbe indicare la parola "zombie") è totalmente girato dalla soggettiva di una ragazza che indossa questi "smart glasses". Di per sé questa è già un'idea quanto mai bizzarra, unita a dialoghi al limite del ridicolo, a situazioni al limite del paradossale e ad una regia quasi assente, si arriva a sminuire e a far perdere di valore ad una trama che in realtà avrebbe un incipit iniziale molto accattivante, quantomeno visto in chiave horror: una porta dell'inferno a Gerusalemme. Probabilmente qualcuno storcerà il naso, ma in realtà già il profeta Geremia indicava come terza porta dell'Inferno, oltre a quelle nel deserto e nell'oceano, Gerusalemme e anche lo stesso Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca l'Inferno al di sotto della città santa (magari non apertamente, ma il senso dei sui versi è quello). Tralasciamo le tematiche e credenze religiose e torniamo al film.
JeruZalem, uscito nei cinema americani lo scorso gennaio e diretto dai fratelli Doron Paz e Yoav Paz, racconta il viaggio direzione Tel Aviv di Rachel e Sarah che, conosciuto lo studioso Kevin durante il volo, decidono di fermarsi con lui a Gerusalemme, nei giorni dello Yom Kippur. Quello che non possono immaginare è che in quei giorni si scatenerà l'inferno, in tutti i sensi.
Onestamente JeruZalem aveva delle buone potenzialità, sviluppate molto male, sia in termini di svolgimento della trama, con scene scopiazzate da film quali Turistas, Hostel, World War Z, Necropolis (il primo ed il quarto di questa lista non sono neanche stati film degni di nota a mio parere), sia in termini di dialoghi, con pochissimo senso logico, e infine anche sotto il profilo registico, con i "Paz Brothers" non brillantissimi nella direzione della pellicola e soprattutto nello sviluppo dell'idea "smart glasses". Il film dovrebbe essere un horror, ma a parte gli ultimi 20 minuti non c'è traccia di sangue né tanto meno di tensione: quindi a cosa stiamo assistendo (a parte ad una lunga pubblicità di occhiali smart)?
JeruZalem è un film che dovrebbe far interrogare sull'integrazione di diverse religioni in quel di Gerusalemme, purtroppo ciò passa in secondo piano e fa solamente interrogare sul perché dare vita a queste operazioni.

VOTO FINALE: 4

domenica 15 maggio 2016

Zeta


Un regista di videoclip semi-esordiente al cinema, tre attori semisconosciuti, i maggiori interpreti dell'hip hop italiano re-inventati attori: dire che Zeta, film uscito nei cinema italiani lo scorso 28 aprile, non godeva di moltissima fiducia è un eufemismo. Invece la realtà è ben diversa. Diretto da Cosimo Alemà, al terzo lungometraggio della carriera dopo una vita passata da regista di videoclip musicali, Zeta stupisce un po' tutti e si attesta su buonissimi livelli, grazie ad una trama ben sviluppata, ad una recitazione senza pieghe e ad una colonna sonora da urlo, quanto meno per gli amanti dell'hip hop nostrano.
Zeta è il nome d'arte di Alex, giovane di origini milanesi trapiantato nella periferia nord di Roma (Corviale), che passa il suo tempo ad aiutare il padre pescivendolo ma soprattutto a cercare di sfondare nel mondo dell'hip hop, aiutato dai suoi due amici Marco e Gaia. Il triangolo Alex-Marco-Gaia entra in crisi nel momento in cui Alex ha l'opportunità di sfondare nel mondo della musica.
Concepita come una storia di formazione servita in salsa hip hop, Zeta attinge molto dai film americani di genere, 8 mile e Step Up su tutti, riuscendo a rappresentare nel migliore dei modi una vicenda di crescita, di lotta, di passione e di amicizia di un gruppo di giovani alle prese con la realizzazione dei propri sogni e le difficoltà della vita. Alemà è molto bravo a dirigere senza sbavature ed in modo diligente, non cadendo mai nel banale e badando ad arrivare al punto e soprattutto al cuore dello spettatore, avvalendosi anche di un ottimo montaggio curato da Maria Fantastica Valmori, brava a non appesantire la storia e ad armonizzare il tutto.
Si perché comunque non è facile con tanto "ben di Dio" musicale riuscire a dare una coerenza ed un equilibrio quasi perfetto al film: avvalendosi infatti di una colonna sonora assolutamente di livello, curata dai più grandi artisti del panorama hip hop italiano del momento, Zeta riesce a centrare il punto e intrattenere lo spettatore nel migliore dei modi. L'unica piccola nota di demerito va ai monologhi, con voce fuori campo, di Alex, a volte un po' troppo forzati, fuori tema e poco credibili. Ma è solo, come detto, una piccola nota dolente.
Un altro punto di forza di Zeta, invece, è legato al cast: Diego Germini, Irene Vetere e Jacopo Olmo Antinori (con i primi due all'esordio assoluto) dimostrano grande valore e affiatamento, rendendo ancor di più credibile la storia ed i personaggi da loro interpretati. Bravo come sempre Salvatore Esposito, "doppiato" nelle scene di canto dal rapper Tormento (il cui cameo è da infarto), e assolutamente credibili Fedez e Clementino, i più in vista nella pellicola di tutti i rapper che comunque hanno partecipato alla realizzazione di Zeta.
Zeta è promosso a pieni voti.

SCENA CULT: Bomboclat

VOTO FINALE: 6,5

sabato 14 maggio 2016

L'ultima tempesta

18 febbraio 1952. Una delle più grandi tempeste della storia colpisce il New England, devastando non solo molte città della costa orientale, ma anche alcune imbarcazioni che si trovavano in mare in quel momento. Tra queste vi è la petroliera SS Pendleton, spezzata in due: nella parte della poppa, non naufragata come la prua e metà equipaggio, vi è un gruppo di 30 uomini che, guidati dal primo ufficiale di bordo Ray Sibert, cercano di rallentarne il naufragio, sperando nell'arrivo dei soccorsi. Nel frattempo l'SOS della SS Pendleton arriva alla Guardia Costiera di Chatham (Massachusetts): il sergente Cluff decide di effettuare una quasi impossibile operazione di salvataggio, affidata al capitano Bernie Webber ed altri 3 uomini a bordo di una piccola scialuppa.
L'ultima tempesta racconta una storia vera, non romanzata, non inventata, totalmente vera. Racconta l'inconscienza mista a bravura, la forza di volontà, la fede, di un gruppo di uomini il cui unico scopo è quello di tornare a casa, dalle mogli, dalle fidanzate, dai figli, dalle figlie, sani e salvi.
Il film è giustamente di stampo epico, con un ottimo utilizzo degli effetti speciali e della colonna sonora che rendono L'ultima tempesta una buona pellicola, che non annoia, scorrevole e con il giusto carico di tensione. Il confronto con La tempesta perfetta (film di Wolfgang Petersen del 2000, uno dei più grandi film di genere) è pressoché scontato e, anche se L'ultima tempesta non sfigura, sicuramente non raggiunge i livelli del film di Petersen. Il perché è da ricercare soprattutto in una trama che ha dalla sua qualche buco narrativo e a volte scorre troppo lentamente verso il traguardo ed alla regia di Craig Gillespie che, anche se regala delle "chicche" e dei tecnicismi apprezzabili, non sempre da l'impressione di essere a suo agio con la storia raccontata, si sofferma troppo su alcuni particolari (inutili), tralasciandone altri che probabilmente avrebbero arricchito ulteriormente la storia.
Il mezzo voto in più al film arriva sicuramente dal cast: Casey Affleck, Ben Foster e Chris Pine (questi tre più di tutti gli altri) sfoderano delle interpretazioni magistrali, con una buonissima caratterizzazione dei personaggi ed una messa in scena che denota un accuratissimo studio degli eventi narrati dal film e degli uomini che hanno realmente vissuto ciò che L'ultima tempesta racconta.
Si, perché come detto L'ultima tempesta è una storia di uomini veri, è una storia di passione (per il proprio lavoro) e di altruismo: il rammarico sta nel fatto che se il salvataggio dell'equipaggio della SS Pendleton resta uno dei più grandi compiuti dalla Guardia Costiera americana, L'ultima tempesta non è il più grande film realizzato di questo genere. 

SCENA CULT: la "messa a nuovo" della (mezza) SS Pendleton 

FRASE CULT: "In the coast guard they say you go out...they don't say you gotta come back." 

VOTO FINALE: 6+

martedì 10 maggio 2016

Veloce come il vento





Sorpresa. Questo è il sentimento suscitato, personalmente, da Veloce come il vento, film diretto da Matteo Rovere e con protagonisti (indiscussi) una brillante Matilda De Angelis ed un fenomenale (almeno per una volta) Stefano Accorsi.
Liberamente ispirato alla vita del pilota Carlo Capone, campione europeo di rally nel 1984, Veloce come il vento è la storia del rapporto, a tratti tormentato e a tratti commovente, di Giulia e Loris De Martino: la prima, diciassettenne pilota che partecipa al campionato italiano GT, il secondo,  ripiombato nella vita e nella casa della sorella dopo la morte del padre. Dopo aver saputo che in caso di mancata vittoria del campionato di Giulia, la famiglia avrebbe perso la casa, Loris, con un passato da pilota spericolato, decide di aiutare la sorella e ricostruire il loro rapporto (anche con il fratellino conosciuto solamente al funerale del padre).
5 anni dopo Gli sfiorati, Matteo Rovere torna prepotentemente sulla scena cinematografica italiana, con un piccolo capolavoro che ha si come tema principale la famiglia, in tutte le sue sfaccettature, ma usa la tematica delle corse automobilistiche per enunciarla in tutta la sua potenza. D'altronde, sin da subito è chiaro che nelle vene della famiglia De Martino scorra la benzina, oltre al sangue, ed una passione smisurata per le corse sulle quattro ruote: Rovere non ha assolutamente paura di affrontare con autorevolezza il mondo dei motori e di uscirne a testa altissima. Si perché comunque Veloce come il vento ha molti punti di contatto con Giorni di tuono (per tutta la dinamica inerente al campionato GT) e Rush (per le scene in pista), capolavori, seppur in "epoche cinematografiche" diverse, di genere: la scommessa di Rovere è stata quella di reggere il confronto e non temere il paragone con questi due mostri sacri. Una scommessa assolutamente vinta, perché Veloce come il vento, sorprendentemente, non ha niente da invidiare ai sopracitati film. Ed il merito, oltre che di Rovere che dirige in maniera perfetta tutte le sfaccettature della trama, è anche di una rappresentazione pressoché perfetta delle gare automobilistiche, di un intreccio e una coerenza narrativa fuori dal comune delle dinamiche "in" e "extra" pista.
L'ultimo applauso, ma non per questo meno importante, va ai due attori principali. Matilda De Angelis, all'esordio cinematografico, dimostra di avere la stoffa delle grandi, riuscendo a reggere bene in ogni situazione che il personaggio di Giulia si trova ad affrontare. Stefano Accorsi, invece, riesce a compiere ciò che in tutta la sua carriera (escluso Radiofreccia) non gli è mai riuscito: far immedesimare lo spettatore nel personaggio da lui interpretato; magari favorito dal fatto che Loris sembra cucito proprio apposta per lui, Accorsi sorprende un po' tutti (me per primo) con un'interpretazione da manuale.
Veloce come il vento è un film da vedere. Usa lo sport, ma arriva al cuore degli spettatori. Ed è ciò che più conta.

SCENA CULT: le gare automobilistiche

FRASE CULT:
Loris: "Guidi troppo pulita. Se davi retta a me, arrivavi 5a liscia. Che fai, piangi? E fai bene a piangere, perché hai fatto una gara di merda."

VOTO FINALE: 7

domenica 8 maggio 2016

Captain America: Civil War










Titolo Originale: Captain America: Civil War
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Attori: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Chadwick, Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Paul Rudd, Emily VanCamp, Tom Holland, Daniel Brühl, Frank Grillo, William Hurt, Martin Freeman, Marisa Tomei, John Slattery, Hope Davis, Stan Lee
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 146 Minuti
Trama: In seguito ad un incidente avvenuto nel corso di un'operazione degli Avengers, le Nazioni Unite vogliono creare un ente in grado di controllare e gestire i supereroi, ma questo crea attriti all'interno del gruppo di vendicatori.Infatti c'è chi si schiera a favore di questa supervisione e chi invece è contrario.
Giudizio finale: "Captain America: Civil War" segna l'inizio della cosiddetta Fase Tre dei film dell'universo Marvel.Anthony Russo e Joe Russo tornano alla regia dopo l'ottimo Captain America: The Winter Soldier; mentre la sceneggiatura porta la firma di Christopher Markus e Stephen McFeely, già autori delle sceneggiature dei primi due film su Steve Rogers e di Thor: The Dark World.La coppia di sceneggiatori riesce a creare una storia avvincente, capace di intrattenere lo spettatore e che va diritto al sodo, senza tergiversare in cose superflue che farebbero solo rallentare il film.Il capolavoro però lo fanno i fratelli Russo, capaci di dare al film un grandissimo ritmo fin dall'inizio, senza abbassare mai l'asticella, ma aumentando sempre di più fino ad arrivare alla fine della storia.Il film è ricco di ottime scene di combattimento e moltissime scene ricche di effetti visivi, che grazie ad una grandiosa realizzazione risultano di grande impatto e accrescono il valore del film.Come detto il film ha un gran ritmo e le quasi due ore e mezzo di durata, che potrebbero sembrare tante, scorrono via che è un piacere, non risultando affatto pesanti per lo spettatore.Gran parte dell'ottima riuscita finale sta anche nel cast del film, con Chris Evans e Robert Downey Jr. mattatori della pellicola e autori di strepitose caratterizzazioni dei rispettivi personaggi e di un'ottima presenza e affinità nel corso dell'intero film.I due sono spalleggiati da Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Paul Bettany, Elizabeth Olsen e Paul Rudd, che ritornano a vestire i panni dei rispettivi personaggi visti già in precedenti pellicole Marvel e autori di buone interpretazioni, molto ben amalgamate nella storia del film.Immancabili delle new entry, in questo caso si tratta di Chadwick Boseman e Tom Holland, già ben immersi nei ruoli da supereroi, in vista dei film solisti che i due dovranno affrontare nel corso dei prossimi anni.Fino a questo momento possiamo dire che Captain America: Civil War è senza alcun dubbio il miglior film dell'universo Marvel; un film che ha notevolmente alzato l'asticella rispetto a tutti i film precedenti.
Consigliato: Da vedere assolutamente.

sabato 7 maggio 2016

Race - Il colore della vittoria




Durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, ricordate anche come le più controverse della storia perché fortemente volute da Hitler e dal Terzo Reich, il protagonista indiscusso fu Jesse Owens, atleta di colore della Ohio State University capace di vincere, in poco meno di una settimana, ben 4 medaglie d'oro (100 metri, salto in lungo, 200 metri e staffetta 4x100). Nel momento di maggiore tensione internazionale antecedente la seconda guerra mondiale, Owens divenne il simbolo della lotta al razzismo e alle ideologie naziste di Hitler.
Race - Il colore della vittoria è il primo biopic sull'atleta di Oakville, anche se non è propriamente una biografia completa perché si limita a raccontare le vicende di Jesse Owens nei 12-15 mesi precedenti le Olimpiadi del 1936, dal rapporto con la fidanzata (poi moglie) e la figlia, agli sforzi per guadagnare qualche dollaro da spedire alla famiglia, dall'arrivo all'Ohio State University all'amicizia con il coach Larry Snyder che lo accompagnerà fino ai trionfanti giochi olimpici.
Fortemente voluto dalle figlie di Owens, Race è diretto da Stephen Hopkins e sceneggiato da Joe Shrapnel e Anna Waterhouse e oltre a dare ampio risalto alle vicende di Jesse Owens, fa una panoramica interessante, anche se a volte un po' troppo scarna, della situazione mondiale di quegli anni: dalla volontà iniziale degli Stati Uniti di voler boicottare le olimpiadi in Germania a causa delle leggi antisemite naziste, ai rapporti tra il capo della propaganda nazista Joseph Goebbels ed il presidente del Comitato Olimpico degli Stati Uniti (nonché costruttore) Avery Brundage, dal razzismo che comunque trasudava da tutti gli stati americani alla perfetta rappresentazione della regista Leni Riefenstahl, incaricata dal fuhrer di realizzare un film sulle olimpiadi di Berlino (il film, con il nome di Olympia, venne completato nel 1938 ed è considerato una pietra miliare del cinema sportivo, nonché assolutamente innovativo).
La trama scorre molto bene, senza intoppi e senza veri buchi narrativi sulla storia di Jesse Owens; buchi e "romanzate" che invece ci sono per quanto riguarda la scena sociale mondiale: il razzismo, soprattutto quello negli Stati Uniti, viene rappresentato in maniera un po' troppo sbrigativa, senza essere denunciato in modo più potente e "prepotente". Ma comunque Race è un film prevalentemente sportivo, non manca di spunti molto buoni e riesce ad essere coinvolgente per tutta la sua durata.
Merito anche dei due attori principali: il giovane canadese Stephan James (già visto in Selma) interpreta in maniera pressoché perfetta Jesse Owens, con una caratterizzazione e veridicità fuori dal comune, confermando le sue enormi abilità; la sorpresa Jason Sudeikis, magistrale nell'interpretare il coach di Ohio State Larry Snyder, un personaggio totalmente differente da quelli interpretati di solito da Sudeikis. Nota di merito sicuramente anche a Jeremy Irons (Avery Brundage), Carice van Houten (Leni Riefenstahl) ma soprattutto Barnaby Metschurat, odiosa (e azzeccatissima) impersonificazione di Joseph Goebbels.
Race è un buon film e un'ottima opportunità, perché alcune imprese devono restare in modo indelebile impresse nella memoria collettiva, devono rimanere scolpite come esempi da seguire. 

SCENA CULT: l'ingresso di Jesse Owens nello stadio olimpico 

FRASE CULT: 
Jesse Owens: "In those ten second, there's no black or white, only fast or slow." 

VOTO FINALE: 7- 

giovedì 5 maggio 2016

Nonno Scatenato










Titolo Originale: Dirty Grandpa
Regia: Dan Mazer
Attori: Robert De Niro, Zac Efron, Zoey Deutch, Aubrey Plaza, Jason Mantzoukas, Dermot Mulroney, Julianne Hough, Danny Glover
Genere: Commedia
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 102 Minuti
Trama: A pochi giorni dal matrimonio, Jason(Zac Efron) è costretto ad accompagnare in Florida, a trovare un amico, suo nonno Richard(Robert De Niro).Quello che sembra un viaggio tranquillo, ben presto diventerà un incubo per Jason.
Giudizio finale: "Nonno Scatenato" è diretto da Dan Mazer e sceneggiato da John Phillips.Per il regista si tratta del secondo lungometraggio cinematografico, dopo alcuni lavori in ambito televisivo; mentre per lo sceneggiatore è l'esordio assoluto, ma entrambi non convincono per niente.Partiamo dalla regia; Dan Mazer realizza un film con poco mordente e che non riesce ad appassionare del tutto lo spettatore, sebbene il film scorra piuttosto bene senza essere troppo pesante per chi lo sta a guardare; sicuramente la non eccessiva durata aiuta in questo.Mentre per quanto riguarda la sceneggiatura, John Phillips crea una storia che non ha nulla di nuovo e risulta essere una sagra del già visto, inoltre non riesce a creare momenti realmente comici o che al limite riescano a strappare un sorriso allo spettatore, momenti che, in un film come Nonno Scatenato, dovrebbero essere il motore trainante della pellicola.Negative anche le interpretazioni degli attori coinvolti nel film, con Zac Efron e Robert De Niro nelle vesti dei protagonisti, ma autori di una mediocre prova e una mediocre caratterizzazione dei rispettivi personaggi.Sullo stesso piano dei due protagonisti anche il resto del cast, autore di interpretazioni poco convincenti, così come non convince l'intera architettura della pellicola.
Consigliato: No, meglio concentrarsi su altri titoli.

martedì 3 maggio 2016

Constantine - Stagione 1


Titolo Originale: Constantine
Regia: Neil Marshall, Steve Shill, Romeo Tirone, John F. Showalter, John Badham, Nick Gomez, T.J. Scott, Mary Harron, Thomas J. Wright, Sam Hill, David Boyd
Attori: Matt Ryan, Harold Perrineau, Angélica Celaya, Charles Halford, Michael James Shaw, Jonjo O'Neill, Claire van der Boom, Jeremy Davies
Genere: Drammatico, Fantasy, Horror
Paese: USA
Anno: 2014-2015
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 13
Trama: John Constantine(Matt Ryan), tormentato dal proprio passato, è in lotta con le forze dell'oscurità per proteggere l'intera umanità.
Giudizio finale: Con "Constantine", siamo arrivati a tre personaggi dell'universo della DC Comics portati sul piccolo schermo, dopo Arrow e The Flash.Purtroppo, la buona idea di portare in televisione questo personaggio è stata rovinata da una rivisitazione di quest'ultimo; infatti il John Constantine visto nella serie non fumerà tanto quanto nel fumetto, snaturando il personaggio con la perdita del suo tratto più distintivo.Se riusciamo a passare sopra a questo grande difetto, la serie resta comunque godibile da vedere, con una buona storia e un buon ritmo, ma che fa rimanere con l'amaro in bocca, visto che la serie è stata cancellata e l'ultima puntata non chiude il cerchio, lasciando in sospeso la storia.Alla serie lavorano numerosi registi, ma sono in grado di mantenere la serie su uno stesso piano, senza grosse differenze tra una puntata e un'altra.Matt Ryan è il protagonista principale ed è autore di una discreta caratterizzazione del personaggio, sebbene, come detto in precedenza, il John Constantine televisivo è un lontano parente di quello dei fumetti.Matt Ryan è ben supportato da Angélica Celaya e Charles Halford molto validi come spalle del protagonista e con il quale mostrano di avere una buona sintonia nel corso dell'intera stagione.
Consigliato: No, ma solo per il fatto che la serie è stata cancellata.

lunedì 2 maggio 2016

Le Regole Del Delitto Perfetto - Stagione 2


Titolo Originale: How To Get Away With Murder
Regia: Bill D'Elia, Rob Hardy, John Terlesky, Stephen Williams, Stephen Cragg, Mike Listo, Kevin Bray, Jennifer Getzinger, Laura Innes, Zetna Fuentes
Attori: Viola Davis, Billy Brown, Alfred Enoch, Jack Falahee, Aja Naomi King, Matt McGorry, Karla Souza, Charlie Weber, Liza Weil, Tom Verica, Conrad Ricamora, Kendrick Sampson, Amy Okuda, Famke Janssen
Genere: Drammatico, Thriller
Paese: USA
Anno: 2015-2016
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 15
Trama: Lo studio legale di Annalise Keating(Viola Davis), è alle prese con la difesa di due fratelli dall'accusa di omicidio; ma nuove dinamiche metteranno alla prova lo stimato avvocato e il suo gruppo di lavoro.
Giudizio finale: La seconda stagione di "Le Regole Del Delitto Perfetto" inizia da dove si era conclusa la prima stagione e da il via ad una nuova storia, sebbene si trascini dietro alcuni elementi dalla stagione d'esordio.La serie riesce ad intrattenere e ad appassionare lo spettatore nel corso di tutta la stagione, svelando un po' alla volta tutte le dinamiche, fino all'episodio finale, nel corso del quale si ricollegano tutti i pezzi e se ne aggiungono di nuovi, grazie ad un colpo di scena proprio sul finire dell'episodio conclusivo della seconda stagione.I diversi registi, che si avvicendano alla regia, riescono a dare un buon ritmo e scorrevolezza ad ogni singolo episodio, senza annoiare mai lo spettatore.In questa seconda stagione ritroviamo tutti i protagonisti principali della prima, con Viola Davis, nuovamente impeccabile nel proprio ruolo, Alfred Enoch, Jack Falahee, Aja Naomi King, Matt McGorry e Karla Souza, autori di prove piuttosto convincenti e con un buon affiatamento nel corso dell'intera stagione.Fanno la loro parte anche Charlie Weber e Liza Weil, dimostrando di essere ottimi comprimari.Tra i nuovi ingressi troviamo Famke Janssen, che fa la sua parte a dispetto del ruolo secondario interpretato.
Consigliato: Si può vedere.

domenica 1 maggio 2016

Ave, Cesare!



Raccontare lo showbiz hollywoodiano dei primi anni cinquanta in modo esemplare e totalmente piacevole. Per Joel ed Ethan Coen è stato un gioco da ragazzi: Ave, Cesare!, uscito al cinema negli scorsi mesi, è un autentico affresco narrativo, una rappresentazione esaustiva dell'amore viscerale dei due registi per la "nobile arte" e anche della loro ampia conoscenza dei vari generi cinematografici.
Ave, Cesare! è un film corale, come la maggior parte delle pellicole firmate dai Coen, ma hanno come trait d'union tra le varie storie un protagonista, Eddie Mannix, capo di produzione della casa cinematografica Capitol Pictures. Abile ad insabbiare tutte le malefatte compiute dalle star messe sotto contratto dalla Capitol, si ritrova improvvisamente a dover affrontare un problema non di poco conto: il rapimento, da parte di un gruppo di comunisti, di Baird Whitlock, protagonista di un film su Gesù che deve ancora essere completato.
Lunga vita ai fratelli Coen. Abili a creare degli intrecci narrativi fuori dal comune, confermano il trend in Ave, Cesare!, un insieme di incastri perfetti e mai banali che tengono sempre sulla corda lo spettatore e mantengono sempre su alti livelli il film. I Coen sono garanzia di qualità, sia come sceneggiatori che come registi e Ave, Cesare! si mantiene sempre su ritmi elevati, è una commedia molto vivace e piacevole, con spunti comici interessanti e sempre azzeccati. Ma soprattutto è recitata in maniera quasi divina da tutto il cast, che come succede spesso per i film dei Coen, definire stellare è dire poco. Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Jonah Hill, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton, Channing Tatum: questi sono gli attori principali di Ave, Cesare! e la bravura di tutti loro sta nel fatto di riuscire a rendersi protagonisti anche in piccoli ruoli, ad essere credibili e a far risaltare il proprio personaggio anche con poche battute in poche scene. Logico che la mano dei due registi statunitensi si veda anche in tutto ciò, sia nel dirigere al meglio un tale cast di attori, sia nel dare vita a personaggi che risultano molto incisivi anche se presenti solo per una mezza scena (Joseph 'Joe' Silverman intepretato da Jonah Hill è l'emblema di questo discorso).
Ave, Cesare! si, ma lunga vita ai Coen. 

SCENA CULT: l'arrivo del sottomarino 

FRASE CULT: "Would that it were so simple." 

VOTO FINALE: 7

sabato 30 aprile 2016

Hardcore!



Questo non è cinema. Con tutto rispetto per chi ha lavorato al film, ma Hardcore non può essere, come dice la tagline, il futuro del cinema, il film che rivoluzionerà la storia del cinema.
Hardcore è la storia di Henry, che si risveglia mutilato e senza memoria, ricostruito come cyborg dalla moglie Estelle, dopo che un pazzo con poteri di telecinesi di nome Akan lo ha massacrato. Appena ristabilitosi, Estelle viene rapita da Akan e per Henry inizierà una fuga, contro il tempo e da Akan, che lo renderà consapevole della sua forza disumana.
Girato totalmente in soggettiva, Hardcore è diretto e sceneggiato dal regista russo Ilya Naishuller e vanta nel cast attori di livello come Sharlto Copley e Tim Roth, con il primo comunque molto più presente del secondo e autore di una prova da caratterista niente male.
Come detto, lo spettatore vive il film dalla soggettiva di Henry, come fosse un videogioco e questa dovrebbe essere la tanto famigerata idea rivoluzionaria alla base di Hardcore: in realtà l'effetto è totalmente contrario, perché un videogioco è un videogioco mentre un film è un film. Mi spiego: qual è la caratteristica fondamentale e piacevole di un videogioco? Sicuramente il fatto di agire e interagire in prima persona: Hardcore in realtà si presenta come videogioco, perché ribadisco il concetto che è tutto tranne che un film, ma un videogioco non è perché lo spettatore subisce passivamente le azioni di Henry e degli altri personaggi della storia.
Eviterei di accanirmi troppo su Hardcore, concludo dando anche un'ulteriore spiegazione del perché non può essere annoverato come film: la trama non esiste, o per lo meno è come quella di un videogioco di quarta serie, e i dialoghi sono quasi totalmente assenti, considerando che il protagonista, Henry, non parla mai. Solo azione e sparatorie, vissute però in soggettiva per 90 minuti: dopo un po' se ne ha abbastanza e la tentazione di interrompere la visione è molto alta. 

VOTO FINALE: 4

mercoledì 27 aprile 2016

The Flash - Stagione 1


Titolo Originale: The Flash
Regia: David Nutter, Jesse Warn, Glen Winter, Dermott Downs, Millicent Shelton, Larry Shaw, Ralph Hemecker, Nick Copus, John F. Showalter, Rob Hardy, Stephen Surjik, Thor Freudenthal, John Behring, Kevin Tancharoen, Wendey Stanzler, Steve Shill, Douglas Aarniokoski
Attori: Grant Gustin, Candice Patton, Danielle Panabaker, Carlos Valdes, Tom Cavanagh, Jesse L. Martin, Rick Cosnett, Patrick Sabongui, John Wesley Shipp, Robbie Amell, Victor Garber, Wentworth Miller, Stephen Amell, Emily Bett Rickards, Dominic Purcell, David Ramsey
Genere: Avventura, Azione
Paese: USA
Anno: 2014-2015
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 23
Trama: Dopo essere stato colpito da un fulmine, Barry Allen(Grant Gustin) acquisisce una super velocità, ma ben presto scoprirà di non essere l'unico con i superpoteri; inoltre cercherà di scoprire chi ha ucciso sua madre quindici anni prima.
Giudizio finale: La prima stagione di "The Flash" segna il debutto televisivo del secondo personaggio dell'universo della DC Comics, dopo la serie su Arrow.Il debutto di The Flash è più che positivo, con una prima stagione coinvolgente e appassionante per lo spettatore, anche grazie ad una sapiente regia, capace di dare un buon ritmo ad ogni singola puntata, nonostante i numerosi registi al lavoro sulla serie.Grant Gustin veste i panni del protagonista della serie, con una buona caratterizzazione del personaggio e una buona interpretazione nel corso della stagione ed è ben supportato da Candice Patton, Danielle Panabaker, Carlos Valdes, Tom Cavanagh e Jesse L. Martin, autori di buone interpretazioni e capaci di mostrare un ottimo affiatamento per le ventitré puntate che compongono la prima stagione.Le vicende raccontate, inoltre, si intrecciano con la trama della terza stagione di Arrow, rendendo entrambe le serie ancor più interessanti da vedere.Forse l'unica nota un po' stonata è rappresentata dalla realizzazione degli effetti visivi, in alcuni casi non all'altezza della situazione e che potevano essere realizzati in modo migliore.
Consigliato: Si può vedere.

martedì 26 aprile 2016

Il libro della giungla



Missione compiuta. Non era facile rendere film uno dei capolavori del cinema di animazione Disney, pietra miliare per milioni di bambini dal 1967 (anno di uscita) ad oggi. La Disney si è presa questa responsabilità, riuscire a rendere film uno dei suoi migliori cartoni animati e ha riadattato il romanzo di formazione di Rudyard Kipling: Il libro della giungla versione 2016, uscito nei cinema mondiali ad aprile, è un film onesto, migliore di ciò che ci si poteva attendere da un riadattamento in chiave CGI di un film di animazione che già in passato non era riuscito a compiere a pieno il proprio compito nel momento in cui venne rappresentato con attori in carne ed ossa. Il pregio della Disney per questa nuova versione de Il libro della giungla è stato quello di mantenere pressoché intatta la storia del film del 1967 e mantenere in toto gli elementi chiave di quel film: un umano, Mowgli, contornato da tanti animali parlanti, creati in CGI (come detto) e totalmente centrati nella storia.
Una storia, quella de Il libro della giungla, conosciuta in tutto il mondo e che in questo film non si discosta molto dal romanzo da cui è tratta e, come detto, dal cartone animato che fu apprezzatissimo da pubblico e critica: Mowgli, cucciolo d'uomo cresciuto dai lupi, è costretto a lasciare il branco per difenderlo dalla tigre Shere Khan, intenzionata a non dare pace ai lupi prima di avere ucciso lo stesso Mowgli. La pantera Bagheera, la prima che da piccolo lo salvò e lo portò dai lupi, si offre di accompagnarlo nel villaggio degli uomini. Il viaggio di Mowgli lo metterà di fronte a molte disavventure, a nuovi amici e ad una crescita materiale e spirituale.
Il libro della giungla è un film per grandi e piccini, per far riavvicinare le nuove generazioni ad una delle pietre miliari del cinema d'animazione e anche della letteratura, e per far rivivere alle vecchie generazioni la magia di un'avventura come lo è quella del cucciolo d'uomo Mowgli. Il libro della giungla è a tutti gli effetti un romanzo di formazione ed il film, diretto da Jon Favreau (al timone di regia dei primi due Iron Man), compie a pieno il suo dovere di intrattenere il pubblico in sala. Grazie anche ad un uso perfetto del CGI, mai fuori luogo e assolutamente realistico. L'ultimo applauso è invece per Neel Sethi, al debutto: la sua interpretazione di Mowgli è molto convincente e l'essere l'unico umano in un film "popolato" da animali parlanti, e quindi nella maggior parte delle scene girate pressoché inesistenti, non deve essere stato facile, ma il ragazzo di origini indiane ha superato alla grande questa prova. Il libro della giungla si poggia sulle sue (esili) spalle ma Sethi riesce a dare sostanza e credibilità al cucciolo d'uomo Mowgli e di conseguenza a tutto il film. 

SCENA CULT: nel regno di King Louie 

FRASE CULT:
Baloo: "They want to send you to the man-village? I say, you can be a man right here!" 

VOTO FINALE: 6,5

domenica 24 aprile 2016

Zona d'ombra - Una scomoda verità




"The show must go on!" recita il detto. E lo show deve andare avanti anche se a lungo termine potrebbe rivelarsi deleterio per chi recita la parte di protagonista di questo spettacolo. È questo il caso della NFL (lega di football americano) e dell'articolo Game Brain del 2009 scritto da Jeanne Marie Laskas per la rivista GQ, in cui si raccontava la vera storia del dottor Bennet Omalu, il neuropatologo di origine nigeriana che scoprì l'encefalopatia cronica traumatica, una malattia degenerativa che colpisce il cervello dopo ripetuti colpi in testa e trova il suo massimo compimento nel cervello degli ex giocatori di football americano. La battaglia mediatica che ne scaturì mise in serio pericolo la carriera e la famiglia di Omalu, il cui unico obiettivo era la salute dei giocatori; mettersi contro un'industria (perché tale è) come l'NFL, che "possiede un intero giorno della settimana”, e gran parte dell'opinione pubblica, causò al dottor Omalu non pochi problemi.
Le vicende del neuropotologo, della sua scoperta e della lotta contro l'NFL per tentare di far uscire la verità, sono raccontate nel film Zona d'ombra - Una scomoda verità (Concussion il titolo originale), diretto e sceneggiato da Peter Landesman e interpretato da Will Smith, uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 21 aprile, 4 mesi dopo l'uscita nei cinema americani. Un'uscita programmata negli Stati Uniti a dicembre per sfruttare l'ultimo slot a disposizione per dare a Zona d'ombra qualche opportunità in vista dei premi Oscar: la realtà è stata ben diversa, anzi fu proprio il film di Landesman e la mancata candidatura di Will Smith a accendere la miccia della protesta della comunità afroamericana nei confronti dell'Academy. In realtà, per quanto riguarda Will Smith, è realmente inconcepibile il motivo per cui l'attore nativo di Philadelphia non sia stato per niente preso in considerazione per la categoria "Miglior attore protagonista": la sua interpetazione (consigliata in lingua originale) del dottor Omalu entra di diritto tra le migliori dell'anno e sicuramente è nella personale top3 dell'attore, sia per incisività, sia per studio del personaggio.
Onestamente, Zona d'ombra è soprattutto Will Smith, l'umanità e la passione che l'attore mette nell'interpretare un personaggio comunque scomodo (per la cultura americana) come il dottor Omalu. E il raccontare nel migliore dei modi, e in tutte le sue sfaccettature, una storia così scomoda fa di Peter Landesman un regista e uno sceneggiatore comunque molto coraggioso. E bravo, ovviamente: la regia è molto buona e con estrema cura dei dettagli, la trama molto lineare e senza buchi narrativi, che però avrebbe potuto fare di più. Logicamente quando si parla di storia vera e di protagonisti che cercano in tutti modi di far venire a galla una vicenda scomoda, non si può non fare il paragone con Il caso Spotlight, miglior film agli ultimi Oscar: quest'ultimo, essendo anche più corale di Zona d'ombra, ha una caratura e un impatto più devastante rispetto al film di Landesman.
Il football negli Stati Uniti è ormai uno stile di vita: Zona d'ombra non è un film sul football, ma fa riflettere su quanto in là ci si possa spingere affinché, riprendendo la frase d'apertura, "the show must go on".

MONOLOGO CULT: "All of these animals have shock absorbers built into their bodies. The woodpecker's tongue extends through the back of the mouth out of the nostril, encircling the entire cranium. It is the anatomical equivalent of a safety belt for its brain. Human beings? Not a single piece of our anatomy protects us from those types of collisions. A human being will get concussed at sixty G's. A common head-to-head contact on a football field? One hundred G's. God did not intend for us to play football."

VOTO FINALE: 6,5

mercoledì 20 aprile 2016

Arrow - Stagione 3


Titolo Originale: Arrow
Regia: Glen Winter, Wendey Stanzler, Stephen Surjik, John Behring, Michael Schultz, Peter Leto, Rob Hardy, Jesse Warn, Thor Freudenthal, Nick Copus, Dermott Downs, Gregory Smith, Dwight H. Little, Douglas Aarniokoski, Antonio Negret
Attori: Stephen Amell, Katie Cassidy, David Ramsey, Willa Holland, Paul Blackthorne, Emily Bett Rickards, John Barrowman, Colton Haynes, Manu Bennett, Caity Lotz, Brandon Routh, Karl Yune, Audrey Marie Anderson, Cynthia Addai-Robinson, Rila Fukushima, Katrina Law, Matt Nable, Grant Gustin
Genere: Avventura, Azione
Paese: USA
Anno: 2014-2015
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 23
Trama: Oliver Queen(Stephen Amell), impegnato a proteggere Starling City sotto le vesti di Arrow, dovrà affrontare un terribile nemico che lo metterà difronte ad una difficile scelta.
Giudizio finale: La terza stagione di "Arrow", basata sull'omonima serie di fumetti targata DC Comics, rispecchia un po' le precedenti, con puntate coinvolgenti per lo spettatore, che lo spingono a seguire la storia puntata dopo puntata.Nonostante i molti registi all'opera nel corso della stagione, le puntate sono abbastanza omogenee e con un buon ritmo narrativo, capace di non far annoiare lo spettatore; inoltre i vari registi sono molto bravi a destreggiarsi nelle due linee temporali che raccontano le vicende di Arrow e che sono una caratteristica della serie fin dalla prima stagione.Stephen Amell ritorna a vestire i panni del protagonista della serie, ma come nelle stagioni precedenti la sua interpretazione risulta monoesperessiva e forse è l'unica pecca di Arrow.Così come per Stephen Amell, anche l'interpretazione di Willa Holland resta in linea con le poco convincenti interpretazioni delle stagioni precedenti.David Ramsey e Emily Bett Rickards, invece, forniscono buone prove in linea con quanto fatto in precedenza e risultano essere un valore aggiunto.Ma la prova migliore è forse quella di John Barrowman, nuovamente convincente nel proprio ruolo e capace di una grande caratterizzazione del personaggio.Tra le new entry della serie troviamo Brandon Routh e Matt Nable, autori di buone interpretazioni e di una buona caratterizzazione dei rispettivi personaggi.Comunque complessivamente tutto il cast dimostra di avere un buon affiatamento nel corso di tutta la stagione.Inoltre, durante la terza stagione troviamo diverse puntate che si intrecciano narrativamente con la prima stagione di "The Flash".
Consigliato: Si può vedere.

martedì 19 aprile 2016

The Walking Dead - Stagione 6




Titolo Originale: The Walking Dead
Regia: Greg Nicotero, Jennifer Chambers Lynch, Michael Slovis, Stephen Williams, Avi Youabian, Jeffrey F. January, David Boyd, Michael E. Satrazemis, Kari Skogland, Billy Gierhart, Alrick Riley
Attori: Andrew Lincoln, Chandler Riggs, Norman Reedus, Steven Yeun, Melissa McBride, Lauren Cohan, Danai Gurira, Sonequa Martin-Green, Alanna Masterson, Michael Cudlitz, Christian Serratos, Seth Gilliam, Lennie James, Tovah Feldshuh, Jeffrey Dean Morgan
Genere: Drammatico, Horror, Thriller
Paese: USA
Anno: 2015-2016
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 16
Trama: Quando pensano ormai di aver raggiunto un luogo sicuro in cui restare, Rick(Andrew Lincoln) e il suo gruppo dovranno affrontare nuove minacce e nuovi nemici.
Giudizio finale: "The Walking Dead", serie ispirata all'omonimo fumetto creato da Robert Kirkman, è ormai giunta alla sesta stagione, che purtroppo ripercorre le orme delle ultime stagioni, con pochi momenti di spicco e molti momenti "morti", in cui succede poco o niente.La regia nel corso di questa stagione è piuttosto omogenea, nonostante l'avvicendamento di diversi registi nel corso degli episodi, con un ritmo piuttosto lento ma che scorre senza grandi patemi.Andrew Lincoln, Chandler Riggs, Norman Reedus, Steven Yeun e gli altri protagonisti delle precedenti stagioni tornano a vestire i panni dei propri personaggi e ancora una volta forniscono interpretazioni di buon livello, con una buona affinità scenica e con una buona caratterizzazione dei singoli personaggi.Molto significativa e di gran impatto l'entrata in scena del personaggio interpretato da Jeffrey Dean Morgan, che, a dispetto del poco tempo concessogli in questa stagione, riesce a dare una grande caratterizzazione al proprio personaggio e a creare una buona aspettativa per la nuova stagione, sperando in un cambio di rotta dopo delle stagioni non proprio entusiasmanti.
Consigliato: Inizia ad avere poco senso continuare a vedere la serie.

sabato 16 aprile 2016

Il cacciatore e la regina di ghiaccio



Ci sono due sorelle. Una delle due, dopo una delusione d'amore, decide di scappare e rifugiarsi a nord, dove affina il suo potere magico di controllo del ghiaccio. "Aspetta, aspetta, questa storia la conosciamo, è Frozen!". No, in realtà no.
Anni dopo, un gruppo di persone composto da nani e umani si mette in viaggio alla ricerca di oggetto magico, trovato il quale dovranno portarlo in un luogo ugualmente misterioso e distruggerlo. "Aspetta, aspetta, questa storia la conosciamo, è Il signore degli anelli!". No, in realtà no.
A dare la spinta decisiva alla riuscita della missione che salverà il mondo è l'amore tra due guerrieri..."Quindi è Hunger Games?". No, in realtà stiamo parlando de Il cacciatore e la regina di ghiaccio, uscito nei cinema da poche settimane, prequel, sequel, spin-off e chi più ne ha più ne metta, del film del 2012 Biancaneve e il cacciatore.
Diretto da Cedric Nicolas-Troyan e sceneggiato da Craig Mazin e Evan Spiliotopoulos, Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un'accozzaglia di idee unite tra loro in maniera approssimativa, un calderone di scopiazzature, alcune al limite della querela, con poca sostanza e con poca originalità. Come detto è un mezzo prequel e un mezzo sequel di Biancaneve e il cacciatore, il tutto per giustificare l'assenza di Biancaneve stessa: la scelta non paga a pieno, alcune forzature sono palesemente visibili e la storia si trascina a fatica verso un finale abbastanza scontato e banale.
La regia di Cedric Nicolas-Troyan è in linea con la trama, non ha sobbalzi d'autore e nemmeno scempiaggini da cerchio rosso: il regista francese, all'esordio (dopo la collaborazione in Biancaneve e il cacciatore e in Maleficent), è da rivedere, magari alle prese con un film che abbia un'autentica spina dorsale.
Cosa resta quindi da salvare de Il cacciatore e la regina di ghiaccio? Poco, quasi niente. Gli effetti visivi, che non sfigurano ma comunque non sono da trascrivere negli annali della storia del cinema. Ed infine il cast, unica vera ragione di esistere del film, che oltre ad essere l'insieme di varie storie già raccontate in altri film è anche l'insieme di attori di caratura importante: Chris Hemsworth credibile ed ironico al punto giusto nel ruolo di Eric (il cacciatore); Charlize Theron sempre molto brava in ogni ruolo che si trova ad affrontare e la sua interpretazione della "villain" Ravenna è di enorme sostanza; Emily Blunt sorprendente per come riesce a crescere insieme al suo personaggio, dopo un'impressione iniziale di troppa poca cattiveria nell'interpretare la regina di ghiaccio; infine, Jessica Chastain, l'unica delusione del cast, più per colpa di un personaggio, quello di Sara, cucito su misura di qualcun altro e non su di lei.
Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un film totalmente inutile, non c'è nient'altro in più da dire.

VOTO FINALE: 5-

venerdì 15 aprile 2016

Zootropolis



L'anno del cinema di animazione è stato caratterizzato, e oserei dire segnato, da quel capolavoro, degno di Oscar, Inside Out e quindi logicamente qualsiasi film d'animazione che giunge nelle sale cinematografiche deve per forza convivere con la presenza ingombrante della pellicola di produzione Pixar. Zootropolis (Zootopia il titolo orginale) si trova anch'esso ad affrontare il paragone con il migliore film di animazione degli ultimi anni, ma comunque riesce ad uscirne bene: certo siamo lontani dai livelli toccati da Inside Out, ma Zootropolis riesce bene nell'intento di intrattenenere e soprattutto è adatto ad un pubblico leggermente diverso, prevalentemente è un film d'animazione chiaramente più a misura di bambino che di adulto.
Uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 18 febbraio, Zootropolis racconta le gesta di Judy, giovane coniglietta che ha appena realizzato il suo sogno, diventare la prima coniglietta poliziotta di Zootropolis. Assegnata ad ausiliare del traffico, Judy si ritrova invece a dover affrontare, insieme a Nick, volpe che ogni giorno cerca di sbarcare il lunario con espedienti più o meno lusinghieri, il mistero della scomparsa di 14 animali di specie diversa.
Zootropolis, come ormai ogni film d'animazione degli ultimi anni, racconta in maniera molto leggera i problemi della società moderna: è un film sull'integrazione e sulla manipolazione dei cittadini da parte del governo. Come detto, è adatto più ai bambini che agli adulti proprio per la maniera in cui vengono affrontati questi temi e, soprattutto per quanto riguarda l'integrazione tra specie diverse, per il modo in cui riesce positivamente a insegnare ai più piccoli l'uguaglianza e l'amicizia.
Buon film d'animazione, non esilarante dall'inizio alla fine, ma con alcune scene da ricordare.

SCENA CULT: la scena alla motorizzazione civile con i bradipi

VOTO FINALE: 6

sabato 9 aprile 2016

Victor - La storia segreta del dott. Frankenstein


"Conoscete già a storia. La scarica del fulmine. Un genio folle. Una creazione spaventosa."
È tutto nell'incipit l'intento principale di Victor - La storia segreta del dott. Frankenstein (Victor Frankenstein il titolo originale), ennesima rivisitazione del romanzo cult di Mary Shelley, in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane. Del racconto dell'autrice britannica ci sono state negli anni diverse re-interpretazioni, le figure del Dottor Frankenstein e della sua "creatura" sono state usate (e oserei dire abusate) più e più volte, quindi pensare di riuscire a dare vita ad un film innovativo sul tema è un'impresa assolutamente titanica. Ci riescono in parte il regista scozzese Paul McGuigan (Slevin, Push) e lo sceneggiatore statunitense Max Landis (Chronicle, American Ultra), le menti dietro la realizzazione di Victor Frankenstein: lo fanno capovolgendo il punto di vista principale della storia, affidando il racconto ad un povero clown deforme che un giorno incontra il brillante Victor Frankenstein che, dopo averlo aiutato a scappare dal circo intuendone le sue capacità, lo accoglie in casa come suo aiutante, chiamandolo Igor. I due tenteranno un'impresa quasi impossibile, spinti dall'ossessione per la scienza di Victor.
L'idea di affidare il racconto al giovane Igor risulta essere vincente, soprattutto per riuscire a distanziarsi da tutte le precedenti rappresentazioni del Frankenstein di Mary Shelley: Igor è l'alter ego dello spettatore, che si affaccia piano piano sulla scena e osserva lo svolgimento dei fatti, vivendo le stesse identiche sensazioni provate dal protagonista intepretato da Daniel Radcliffe. Perché si, Victor Frankenstein è principalmente la storia del dottore e delle sue idee innovative e folli allo stesso tempo, ma il protagonista del film è Igor, sono le sue vicende, legate a doppio filo a quelle di Victor, che vengono raccontate allo spettatore.
McGuigan si dimostra ancora una volta un regista di talento e, strizzando l'occhio a Guy Ritchie e ai suoi Sherlock Holmes, confeziona un film di buon livello, dal ritmo sostenuto e registicamente senza punti morti. La sceneggiatura di Landis, come detto, parte da una buonissima idea iniziale e riesce, specialmente nella prima parte, a svilupparsi nel migliore dei modi; ma poi ritorna il solito Landis: come in Chronicle e in American Ultra, lo sceneggiatore statunitense si perde sul più bello e l'ultima parte di Victor Frankenstein non riesce ad attestarsi sui buonissimi livelli della prima. Il personaggio del dottor Frankenstein viene poco approfondito, soprattutto nel suo malessere interiore e nelle sfaccettature della sua follia/genialità.
Il film comunque scorre molto bene, grazie, oltre che all'ottima fotografia e scenografia, alle interpretazioni di Daniel Radcliffe e James McAvoy: la contrapposizione tra i due personaggi e i due attori è la chiave di Victor Frankenstein ed entrambi riescono nell'intento di dare vita ad una coppia cinematografica di altissimo livello. Il "doppio", cinematograficamente parlando, è sempre stata la chiave di ottimi film: e qui in Victor Frankenstein non è da meno, con la contrapposizione della follia schizofrenica di McAvoy-Victor e la pacatezza brillante di Radcliffe-Igor: l'unico appunto è che forse ci si poteva spingere un po' oltre ed osare di più.
Victor Frankenstein è un modo diverso di mettere in scena il romanzo di Mary Shelley, è un film godibile e sicuramente migliore di altre opere ispirate allo stesso romanzo (I, Frankenstein su tutti). 

SCENA CULT: tutte le scene inerenti l'anatomia umana (o animale) 

FRASE CULT:
Victor: "There is no Satan. No God. Only Humanity. Only ME!" 

VOTO FINALE: 7-




sabato 2 aprile 2016

Batman v Superman: Dawn of Justice



Anche la DC Comics ha la sua "Civil War" e vede, in contemporanea, la nascita della Justice League, contraltare degli Avengers griffati Marvel. E questa è una premessa dovuta, anche per giustificare in pieno il voto finale che merita Batman v Superman: Dawn of Justice.
Il film è principalmente lo scontro tra i due supereroi della DC Comics, ma in realtà è anche lo scontro tra due "mondi" e tra due diversi modi di vedere la vita: da un lato Bruce Wayne, cupo e poco propenso ai rapporti, determinato a sconfiggere il male in ogni modo; dall'altro Clark Kent, un dio sceso sulla terra che preferisce dare la priorità ai rapporti interpersonali, senza considerarne le conseguenze. In questo scontro, si inserisce alla perfezione Lex Luthor, giovane magnate intenzionato ad approfittare dell'attrito tra i due supereroi.
Seguendo le linee guida tracciate da Christopher Nolan nella sua trilogia sull'uomo pipistrello, Zack Snyder, già al timone di regia del prequel L'uomo d'acciaio che ha dato nuova linfa al franchise di Superman, mantiene un clima cupo e dark per Batman v Superman ma purtroppo, a differenza del visionario regista inglese, non ha completamente carta bianca. Mi spiego meglio. Nolan aveva una trilogia, con un suo protagonista, Batman, ed un suo finale, e ha potuto concentrare le sue energie solamente nella creazione di questo fenomeno cinematografico, in tempi in cui i supereroi non stavano facendo sfracelli al botteghino; Snyder, invece, è stato chiamato in causa per dare vita ad un nuovo fenomeno cinematografico che faccesse capo alla DC Comics e che si scontrasse (al botteghino e nell'immaginario degli appassionati) con quello creato dalla Marvel. E ciò lo ha "costretto" a sottostare a determinate dinamiche e quindi dare vita, con questo Batman v Superman, alla Justice League più volte annunciata dai vertici della DC e della Warner: ed ecco l'inserimento, un po' avventato e troppo forzato, di Wonder Woman e un primo contatto con altri supereroi dell'universo dei fumetti DC, come Flash, Aquaman e Cyborg.
Logicamente gli effetti visivi la fanno da padrone ed insieme alla fotografia di Larry Fong e alla musiche (divine) di Hans Zimmer e Junkie XL, prende vita uno spettacolo piacevolissimo per gli occhi e le menti degli spettatori, comunque sempre attirati dalle vicende raccontate dalla pellicola.
Il problema maggiore però è che Batman v Superman pecca in leggerezza: è tutto troppo dark, tutto troppo tremendamente "pesante". Il film si prende troppo sul serio e la differenza maggiore con gli altri film di supereroi sfornati dalla Marvel è tutta in questo piccolo particolare: a volte bisognerebbe anche puntare sulla leggerezza e la speranza è che la Warner e la DC Comics prendano nota per le loro pellicole future, su tutte Suicide Squad e quello sulla Justice League.
La regia di Snyder, ancorata alle scelte di sceneggiatura dei vertici della casa di produzione e di David S. Goyer, risulta comunque molto asciutta e soddisfacente, riuscendo a reggere anche nei momenti in cui è proprio la trama a fare acqua e a forzare la mano su alcuni accadimenti.
Batman v Superman: Dawn of Justice segna il debutto come nuovo Batman di Ben Affleck, già protagonista del flop del 2003 Daredevil: nonostante l'ondata di critiche che si tirò addosso all'annuncio del suo ruolo, Affleck in realtà risulta molto credibile come Bruce Wayne, diverso (e anche più invecchiato) da quello interpretato da Christian Bale nella trilogia di Nolan, ma comunque abbastanza inserito e centrato rispetto alla nuova dimensione data all'uomo pipistrello. La sua interpretazione è incisiva, magari leggermente compassata, ma assolutamente in linea con il personaggio. Se il resto del cast si muove molto bene e ha pochissime indecisioni, a sorprendere è Jesse Eisenberg e la sua interpretazione di Lex Luthor: fenomenale. Finalmente una prova super di Eisenberg e che "rompe" totalmente con i personaggi interpretati in passato dall'attore: cimentarsi in un ruolo complicato come quello di Lex Luthor ed uscirne indenne e rafforzato significa essere riuscito a sfoderare una grande prova.
Logicamente Batman v Superman resta un film da vedere ma ha troppi input narrativi per riuscire a fare completamente breccia nel cuore degli spettatori e per crearsi una propria dimensione. Meditare gente, meditare: magari forzare meno la mano per creare un proprio franchise avrebbe dato maggior linfa al film. 

SCENA CULT: il combattimento tra Batman e Superman 

MONOLOGO CULT:
Lex Luthor: "And now, you will fly to him, and you will battle him to the death. Black and blue. Fight night. The greatest gladiator match in the history of the world. God versus man. Day versus night! Son of Krypton versus Bat of Gotham!" 

VOTO FINALE: 6,5