martedì 31 maggio 2016

Scream - Stagione 1


"Quelli sono film slasher. Non si può far diventare un film slasher una serie tv."
Parole di Noah Foster (interpretato da John Karna), uno dei protagonisti della serie tv Scream, uscita negli Stati Uniti il 30 giugno dello scorso anno e disponibile in Italia solamente su Netflix. In realtà MTV, casa di produzione della serie, ci è riuscita, ha trasformato uno dei migliori film horror degli anni '90 in una serie tv di 10 episodi, che grazie al buon riscontro di pubblico e critica è stata rinnovata per una seconda stagione (partita ieri, 30 maggio, in America e disponibile da oggi su Netflix, un episodio a settimana). Onestamente il buon riscontro avuto da Scream è meritato: poteva uscir fuori un disastro, invece è uscita fuori una serie che ha i suoi difetti ma comunque anche alcuni pregi. Il primo, tra gli altri, è il livello di tensione tenuto al massimo per tutti e 10 gli episodi, caratteristica fondamentale per riuscire ad intrattenere e far "affezionare" lo spettatore alla serie. Gli ottimi incastri tra i personaggi e la buonissima trama fanno si che si arrivi all'ultimo episodio, anzi all'ultimo secondo, senza avere una minima idea di chi sia il serial killer (ed è una sorpresa, sia per i fan degli Scream cinematografici sia per chi non ha mai visto i film).
Serial killer, perché è lui il filo conduttore di Scream: un serial killer che ha preso di mira Emma Duval, ragazza di Lakewood che all'improvviso si trova catapultata, insieme al suo gruppo di amici, nella scia di sangue e terrore di questo assassino (rigorosamente con la maschera, ma non quella famosa di Ghostface). Nel tentativo di scoprire la verità e l'identità del serial killer, il gruppo di ragazzi si imbatte anche in una serie di segreti che mettono a dura prova i loro rapporti.
Prodotta da Wes Craven, Scream ha moltissimi richiami ai primi tre film della saga cinematografica e regge benissimo i 10 episodi, senza mai perdere di ritmo e soprattutto, come già detto, di tensione. In più, la serie riesce ad intrattenere bene grazie ad una buona caratterizzazione dei personaggi e ad un uso accurato di ironia e metafiction, con momenti particolarmente brillanti.
Le note stonate di Scream sono l'abuso, a volte, del teen drama ed una recitazione non sempre all'altezza della situazione, con alcune interpretazioni qualitativamente scadenti.
Però, partendo dal presupposto che da Scream non ci si aspettava altro che un disastro di proporzioni bibliche, bisogna comunque lodare la buona riuscita della serie, che non sarà un capolavoro e non verrà ricordata negli annali, ma compie a pieno il suo dovere. 

TAGLINE: "If you thought it was over...you're dead wrong." 

VOTO FINALE: 6+

sabato 28 maggio 2016

X-Men: Apocalypse




"Su una cosa siamo d'accordo: il terzo film è sempre il peggiore". Si...e no. Nel senso che se andiamo ad analizzare le due diverse trilogie dedicate agli X-Men, soprattutto i due "terzi" film, le differenze ci sono e sono tante. X-Men: conflitto finale, film del 2006 che chiuse la prima trilogia dedicata ai fumetti sui mutanti della Marvel toccò il fondo dopo i primi due film assolutamente ben fatti; e toccò così tanto il fondo che nel secondo film della seconda trilogia (la trilogia prequel), X-Men: giorni di un futuro passato, veniva riscritto, partendo dal passato, il futuro, così che gli eventi di Conflitto finale non avrebbero mai avuto luogo. X-Men: Apocalypse si mantiene sui livelli dei due spin-off/prequel, X-Men: L'inizio ed il già citato X-Men: giorni di un futuro passato, ma dei tre è sicuramente quello uscito un po' peggio; il che non vuol dire toccare il fondo, vuol dire solamente che gli altri due episodi sono stati più godibili, nel loro insieme.
X-Men: Apocalypse è ambientato nei primi anni ottanta (dopo l'incipit nell'Antico Egitto), con Magneto che ha una nuova vita in Polonia, Charles Xavier che insegna brillantemente nella sua scuola per mutanti e Raven/Mystica che si aggira nel mondo alla ricerca di mutanti da proteggere. Quando un gruppo di fanatici decide di risvegliare En Sabah Nur, primo e più potente mutante del mondo, l'equilibrio mondiale rischia di naufragare.
Come nell'ultima pellicola degli X-Men (e nelle prime due di inizio anni duemila) a dirigere c'è Bryan Singer, ormai conclamato regista della saga sui mutanti: anche qui, agevolato da una sceneggiatura (curata da Simon Kinberg) totalmente affidabile e coerente, riesce a mantenere il film su buonissimi livelli, rendendo credibili tutti i nuovi (o vecchi) personaggi re-inseriti nella storia e soprattutto contestualizzando nel modo migliore le varie fazioni. In una sorta di Civil War tra gli X-Men, i due schieramenti non risultano forzati.
X-Men: Apocalypse resta comunque un po' meno incisivo dei precedenti due capitoli e, nonostante tutte le tessere del puzzle stiano tornando al loro posto (o forse no, chi può saperlo), non riesce a coinvolgere a pieno lo spettatore a causa anche di una battaglia finale poco spettacolare e troppo "statica".
Sul cast c'è poco da dire, se non che nell'altissimo livello generale ad esaltarsi ed esaltare è Michael Fassbender, di una spanna superiore a tutti i suoi colleghi, interprete perfetto di un Magneto sempre in cerca di sé stesso.
Sia chiaro, X-Men: Apocalypse è un buon film; si poteva far meglio ma va bene ugualmente, il rischio di rovinare tutto era alto e questo, per lo meno, non è successo. Avanti con il prossimo. 

SCENA CULT: l'arrivo di Pietro "Quicksilver" alla scuola 

FRASE CULT: "Forget everything you think you know, you're not students anymore! You're X-Men! " 

VOTO FINALE: 6,5

venerdì 27 maggio 2016

Marvel's Daredevil - Stagione 2










Titolo Originale: Marvel's Daredevil
Regia: Phil Abraham, Marc Jobst, Peter Hoar, Floria Sigismondi, Andy Goddard, Ken Girotti, Michael Uppendahl, Stephen Surjik, Euros Lyn
Attori: Charlie Cox, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Vincent D'Onofrio, Royce Johnson, Jon Bernthal, Elodie Yung, Rosario Dawson, Michelle Hurd, Scott Glenn, Carrie-Anne Moss
Genere: Azione, Drammatico
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 45-60 Minuti
Numero Di Episodi: 13
Trama: Matt Murdock(Charlie Cox), dopo aver fatto arrestare Fisk(Vincent D'Onofrio), continua a proteggere Hell's Kitchen.L'arrivo di un temibile giustiziere, chiamato The Punisher(Jon Bernthal), e di un'antica setta chiamata La Mano, creeranno non pochi problemi al giovane avvocato, che vedrà inoltre rientrare nella sua vita Elektra(Elodie Yung), vecchia fiamma dei tempi del college.
Giudizio finale: Dopo l'ottimo esordio della prima stagione, "Marvel's Daredevil" ritorna con una nuova e buonissima stagione.Sebbene a livello di storia la serie fa un piccolissimo passo indietro rispetto alla stagione precedente, intendiamoci, restiamo sempre su ottimi livelli, ma nella stagione passata si raggiungeva un livello superiore, Marvel's Daredevil riesce comunque ad intrattenere e a coinvolgere lo spettatore per l'intera durata della stagione, composta da tredici episodi.Questo è possibile grazie al buon lavoro fatto dai vari registi che si avvicendano nel corso delle puntate e capaci di dare un buon ritmo e scorrevolezza ad ogni singola puntata, ma, come detto in precedenza, anche ad una storia di valore e con un finale di stagione che chiude perfettamente la serie, con un occhio verso la terza stagione.Charlie Cox, Deborah Ann Woll e Elden Henson ritornano nei ruoli interpretati nella stagione iniziale e mentre gli ultimi due forniscono buone interpretazioni, continuando l'ottimo lavoro iniziato nella prima stagione, Charlie Cox riesce ancora una volta a dare una grande caratterizzazione del proprio personaggio, fornendo un'interpretazione di grandissimo livello; comunque i tre riescono ad avere anche un buon affiatamento nel corso dell'intera serie.Tra i nuovi ingressi troviamo Elodie Yung, autrice di una prova più che positiva e di un buon affiatamento con Charlie Cox; ma la sorpresa di questa seconda stagione è senza dubbio Jon Bernthal, capace di tirare fuori una grandissima interpretazione nel ruolo di "The Punisher" e ad essere il valore aggiunto della serie.
Consigliato: Sì, da vedere assolutamente.

giovedì 26 maggio 2016

10 Cloverfield Lane



8. Tanti sono gli anni passati dall'uscita nei cinema di Cloverfield, film diretto da Matt Reeves di impronta found footage e prodotto da J.J. Abrams, la stessa mente geniale che è dietro a 10 Cloverfield Line, definito dallo stesso produttore-regista-sceneggiatore-compositore statunitense come "consanguineo" del film del 2008. Ma qui si è innalzato notevolemente il livello, a partire dallo stile (niente più found footage ma narrazione in terza persona), dal cast e soprattutto dalla storia.
Partiamo da quest'ultima: dopo un incidente stradale Michelle si risveglia in un bunker di proprietà di Howard, un uomo che dice di averla raccolta in strada e di averla salvata, considerando che nel mondo si stanno verificando eventi catastrofici. Michelle, dopo aver scoperto che realmente nel mondo esterno stanno avvenendo strani fenomeni, si convince che restare nel bunker con Howard ed il giovane Emmett sia l'idea migliore. Ma pian piano i dubbi sulle reali intenzioni e sul passato di Howard la portano ad escogitare un piano per scappare.
10 Cloverfield Lane è una bellissima sorpresa, totalmente differente, non solo per ambientazione, dal suo definiamolo prequel Cloverfield. A farla da padrone è la tensione, altissima per la quasi totalità della pellicola, favorita da una trama ben sviluppata e da una sceneggiatura già di per sé sempre in bilico ed incerta fino alla fine. Buonissima la regia di Dan Trachtenberg, sempre attenta ai dettagli e credibile nonostante gli spazi angusti in cui si svolge la storia.
Chiaramente 10 Cloverfield Lane ha dei richiami al primo film, ma l'aver sterzato completamente, sia come stile di riprese ma soprattutto come mood, da modo allo spettatore di immedesimarsi maggiormente nella vicenda e lo costringe a rimanere incollato allo schermo fino alla fine. Un finale che però poteva essere sviluppato in maniera differente: troppe "risposte" tutte insieme, probabilmente era più auspicabile "diluirle" meglio all'interno del film.
Resta poi da sottolineare la grande prova del cast, dei 3 attori che interpretano 10 Cloverfield Lane: un buon John Gallagher Jr., una convincente e determinata Mary Elizabeth Winstead e soprattutto uno strepitoso John Goodman, capace di incarnare al meglio il controverso personaggio di Howard, senza sbavature e risultando sempre credibile; l'alchimia tra i 3 ha funzionato e ciò ha contribuito enormemente alla riuscita della pellicola.
Promuovere 10 Cloverfield Lane risulta abbastanza semplice ed è l'ennesima dimostrazione del genio di J.J.Abrams, autentico re Mida dello star system hollywoodiano. 

SCENA CULT: il percorso nel tunnel di areazione 

FRASE CULT: "Crazy is building your ark after the flood has already come." 

VOTO FINALE: 6,5

mercoledì 18 maggio 2016

JeruZalem



Per la serie a volte ritornano, bentornato found footage. Anzi, bentornato in un film horror, ne sentivamo veramente la mancanza. Che poi in fin dei conti si potrebbe evitare di vedere film di questo tipo, ma perché privarsi della visione di un film interamente girato con gli smart glasses? Si, avete capito bene, JeruZalem (la cui "Z" maiuscola del titolo dovrebbe indicare la parola "zombie") è totalmente girato dalla soggettiva di una ragazza che indossa questi "smart glasses". Di per sé questa è già un'idea quanto mai bizzarra, unita a dialoghi al limite del ridicolo, a situazioni al limite del paradossale e ad una regia quasi assente, si arriva a sminuire e a far perdere di valore ad una trama che in realtà avrebbe un incipit iniziale molto accattivante, quantomeno visto in chiave horror: una porta dell'inferno a Gerusalemme. Probabilmente qualcuno storcerà il naso, ma in realtà già il profeta Geremia indicava come terza porta dell'Inferno, oltre a quelle nel deserto e nell'oceano, Gerusalemme e anche lo stesso Dante Alighieri nella Divina Commedia colloca l'Inferno al di sotto della città santa (magari non apertamente, ma il senso dei sui versi è quello). Tralasciamo le tematiche e credenze religiose e torniamo al film.
JeruZalem, uscito nei cinema americani lo scorso gennaio e diretto dai fratelli Doron Paz e Yoav Paz, racconta il viaggio direzione Tel Aviv di Rachel e Sarah che, conosciuto lo studioso Kevin durante il volo, decidono di fermarsi con lui a Gerusalemme, nei giorni dello Yom Kippur. Quello che non possono immaginare è che in quei giorni si scatenerà l'inferno, in tutti i sensi.
Onestamente JeruZalem aveva delle buone potenzialità, sviluppate molto male, sia in termini di svolgimento della trama, con scene scopiazzate da film quali Turistas, Hostel, World War Z, Necropolis (il primo ed il quarto di questa lista non sono neanche stati film degni di nota a mio parere), sia in termini di dialoghi, con pochissimo senso logico, e infine anche sotto il profilo registico, con i "Paz Brothers" non brillantissimi nella direzione della pellicola e soprattutto nello sviluppo dell'idea "smart glasses". Il film dovrebbe essere un horror, ma a parte gli ultimi 20 minuti non c'è traccia di sangue né tanto meno di tensione: quindi a cosa stiamo assistendo (a parte ad una lunga pubblicità di occhiali smart)?
JeruZalem è un film che dovrebbe far interrogare sull'integrazione di diverse religioni in quel di Gerusalemme, purtroppo ciò passa in secondo piano e fa solamente interrogare sul perché dare vita a queste operazioni.

VOTO FINALE: 4

domenica 15 maggio 2016

Zeta


Un regista di videoclip semi-esordiente al cinema, tre attori semisconosciuti, i maggiori interpreti dell'hip hop italiano re-inventati attori: dire che Zeta, film uscito nei cinema italiani lo scorso 28 aprile, non godeva di moltissima fiducia è un eufemismo. Invece la realtà è ben diversa. Diretto da Cosimo Alemà, al terzo lungometraggio della carriera dopo una vita passata da regista di videoclip musicali, Zeta stupisce un po' tutti e si attesta su buonissimi livelli, grazie ad una trama ben sviluppata, ad una recitazione senza pieghe e ad una colonna sonora da urlo, quanto meno per gli amanti dell'hip hop nostrano.
Zeta è il nome d'arte di Alex, giovane di origini milanesi trapiantato nella periferia nord di Roma (Corviale), che passa il suo tempo ad aiutare il padre pescivendolo ma soprattutto a cercare di sfondare nel mondo dell'hip hop, aiutato dai suoi due amici Marco e Gaia. Il triangolo Alex-Marco-Gaia entra in crisi nel momento in cui Alex ha l'opportunità di sfondare nel mondo della musica.
Concepita come una storia di formazione servita in salsa hip hop, Zeta attinge molto dai film americani di genere, 8 mile e Step Up su tutti, riuscendo a rappresentare nel migliore dei modi una vicenda di crescita, di lotta, di passione e di amicizia di un gruppo di giovani alle prese con la realizzazione dei propri sogni e le difficoltà della vita. Alemà è molto bravo a dirigere senza sbavature ed in modo diligente, non cadendo mai nel banale e badando ad arrivare al punto e soprattutto al cuore dello spettatore, avvalendosi anche di un ottimo montaggio curato da Maria Fantastica Valmori, brava a non appesantire la storia e ad armonizzare il tutto.
Si perché comunque non è facile con tanto "ben di Dio" musicale riuscire a dare una coerenza ed un equilibrio quasi perfetto al film: avvalendosi infatti di una colonna sonora assolutamente di livello, curata dai più grandi artisti del panorama hip hop italiano del momento, Zeta riesce a centrare il punto e intrattenere lo spettatore nel migliore dei modi. L'unica piccola nota di demerito va ai monologhi, con voce fuori campo, di Alex, a volte un po' troppo forzati, fuori tema e poco credibili. Ma è solo, come detto, una piccola nota dolente.
Un altro punto di forza di Zeta, invece, è legato al cast: Diego Germini, Irene Vetere e Jacopo Olmo Antinori (con i primi due all'esordio assoluto) dimostrano grande valore e affiatamento, rendendo ancor di più credibile la storia ed i personaggi da loro interpretati. Bravo come sempre Salvatore Esposito, "doppiato" nelle scene di canto dal rapper Tormento (il cui cameo è da infarto), e assolutamente credibili Fedez e Clementino, i più in vista nella pellicola di tutti i rapper che comunque hanno partecipato alla realizzazione di Zeta.
Zeta è promosso a pieni voti.

SCENA CULT: Bomboclat

VOTO FINALE: 6,5

sabato 14 maggio 2016

L'ultima tempesta

18 febbraio 1952. Una delle più grandi tempeste della storia colpisce il New England, devastando non solo molte città della costa orientale, ma anche alcune imbarcazioni che si trovavano in mare in quel momento. Tra queste vi è la petroliera SS Pendleton, spezzata in due: nella parte della poppa, non naufragata come la prua e metà equipaggio, vi è un gruppo di 30 uomini che, guidati dal primo ufficiale di bordo Ray Sibert, cercano di rallentarne il naufragio, sperando nell'arrivo dei soccorsi. Nel frattempo l'SOS della SS Pendleton arriva alla Guardia Costiera di Chatham (Massachusetts): il sergente Cluff decide di effettuare una quasi impossibile operazione di salvataggio, affidata al capitano Bernie Webber ed altri 3 uomini a bordo di una piccola scialuppa.
L'ultima tempesta racconta una storia vera, non romanzata, non inventata, totalmente vera. Racconta l'inconscienza mista a bravura, la forza di volontà, la fede, di un gruppo di uomini il cui unico scopo è quello di tornare a casa, dalle mogli, dalle fidanzate, dai figli, dalle figlie, sani e salvi.
Il film è giustamente di stampo epico, con un ottimo utilizzo degli effetti speciali e della colonna sonora che rendono L'ultima tempesta una buona pellicola, che non annoia, scorrevole e con il giusto carico di tensione. Il confronto con La tempesta perfetta (film di Wolfgang Petersen del 2000, uno dei più grandi film di genere) è pressoché scontato e, anche se L'ultima tempesta non sfigura, sicuramente non raggiunge i livelli del film di Petersen. Il perché è da ricercare soprattutto in una trama che ha dalla sua qualche buco narrativo e a volte scorre troppo lentamente verso il traguardo ed alla regia di Craig Gillespie che, anche se regala delle "chicche" e dei tecnicismi apprezzabili, non sempre da l'impressione di essere a suo agio con la storia raccontata, si sofferma troppo su alcuni particolari (inutili), tralasciandone altri che probabilmente avrebbero arricchito ulteriormente la storia.
Il mezzo voto in più al film arriva sicuramente dal cast: Casey Affleck, Ben Foster e Chris Pine (questi tre più di tutti gli altri) sfoderano delle interpretazioni magistrali, con una buonissima caratterizzazione dei personaggi ed una messa in scena che denota un accuratissimo studio degli eventi narrati dal film e degli uomini che hanno realmente vissuto ciò che L'ultima tempesta racconta.
Si, perché come detto L'ultima tempesta è una storia di uomini veri, è una storia di passione (per il proprio lavoro) e di altruismo: il rammarico sta nel fatto che se il salvataggio dell'equipaggio della SS Pendleton resta uno dei più grandi compiuti dalla Guardia Costiera americana, L'ultima tempesta non è il più grande film realizzato di questo genere. 

SCENA CULT: la "messa a nuovo" della (mezza) SS Pendleton 

FRASE CULT: "In the coast guard they say you go out...they don't say you gotta come back." 

VOTO FINALE: 6+

martedì 10 maggio 2016

Veloce come il vento





Sorpresa. Questo è il sentimento suscitato, personalmente, da Veloce come il vento, film diretto da Matteo Rovere e con protagonisti (indiscussi) una brillante Matilda De Angelis ed un fenomenale (almeno per una volta) Stefano Accorsi.
Liberamente ispirato alla vita del pilota Carlo Capone, campione europeo di rally nel 1984, Veloce come il vento è la storia del rapporto, a tratti tormentato e a tratti commovente, di Giulia e Loris De Martino: la prima, diciassettenne pilota che partecipa al campionato italiano GT, il secondo,  ripiombato nella vita e nella casa della sorella dopo la morte del padre. Dopo aver saputo che in caso di mancata vittoria del campionato di Giulia, la famiglia avrebbe perso la casa, Loris, con un passato da pilota spericolato, decide di aiutare la sorella e ricostruire il loro rapporto (anche con il fratellino conosciuto solamente al funerale del padre).
5 anni dopo Gli sfiorati, Matteo Rovere torna prepotentemente sulla scena cinematografica italiana, con un piccolo capolavoro che ha si come tema principale la famiglia, in tutte le sue sfaccettature, ma usa la tematica delle corse automobilistiche per enunciarla in tutta la sua potenza. D'altronde, sin da subito è chiaro che nelle vene della famiglia De Martino scorra la benzina, oltre al sangue, ed una passione smisurata per le corse sulle quattro ruote: Rovere non ha assolutamente paura di affrontare con autorevolezza il mondo dei motori e di uscirne a testa altissima. Si perché comunque Veloce come il vento ha molti punti di contatto con Giorni di tuono (per tutta la dinamica inerente al campionato GT) e Rush (per le scene in pista), capolavori, seppur in "epoche cinematografiche" diverse, di genere: la scommessa di Rovere è stata quella di reggere il confronto e non temere il paragone con questi due mostri sacri. Una scommessa assolutamente vinta, perché Veloce come il vento, sorprendentemente, non ha niente da invidiare ai sopracitati film. Ed il merito, oltre che di Rovere che dirige in maniera perfetta tutte le sfaccettature della trama, è anche di una rappresentazione pressoché perfetta delle gare automobilistiche, di un intreccio e una coerenza narrativa fuori dal comune delle dinamiche "in" e "extra" pista.
L'ultimo applauso, ma non per questo meno importante, va ai due attori principali. Matilda De Angelis, all'esordio cinematografico, dimostra di avere la stoffa delle grandi, riuscendo a reggere bene in ogni situazione che il personaggio di Giulia si trova ad affrontare. Stefano Accorsi, invece, riesce a compiere ciò che in tutta la sua carriera (escluso Radiofreccia) non gli è mai riuscito: far immedesimare lo spettatore nel personaggio da lui interpretato; magari favorito dal fatto che Loris sembra cucito proprio apposta per lui, Accorsi sorprende un po' tutti (me per primo) con un'interpretazione da manuale.
Veloce come il vento è un film da vedere. Usa lo sport, ma arriva al cuore degli spettatori. Ed è ciò che più conta.

SCENA CULT: le gare automobilistiche

FRASE CULT:
Loris: "Guidi troppo pulita. Se davi retta a me, arrivavi 5a liscia. Che fai, piangi? E fai bene a piangere, perché hai fatto una gara di merda."

VOTO FINALE: 7

domenica 8 maggio 2016

Captain America: Civil War










Titolo Originale: Captain America: Civil War
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Attori: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Chadwick, Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Paul Rudd, Emily VanCamp, Tom Holland, Daniel Brühl, Frank Grillo, William Hurt, Martin Freeman, Marisa Tomei, John Slattery, Hope Davis, Stan Lee
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 146 Minuti
Trama: In seguito ad un incidente avvenuto nel corso di un'operazione degli Avengers, le Nazioni Unite vogliono creare un ente in grado di controllare e gestire i supereroi, ma questo crea attriti all'interno del gruppo di vendicatori.Infatti c'è chi si schiera a favore di questa supervisione e chi invece è contrario.
Giudizio finale: "Captain America: Civil War" segna l'inizio della cosiddetta Fase Tre dei film dell'universo Marvel.Anthony Russo e Joe Russo tornano alla regia dopo l'ottimo Captain America: The Winter Soldier; mentre la sceneggiatura porta la firma di Christopher Markus e Stephen McFeely, già autori delle sceneggiature dei primi due film su Steve Rogers e di Thor: The Dark World.La coppia di sceneggiatori riesce a creare una storia avvincente, capace di intrattenere lo spettatore e che va diritto al sodo, senza tergiversare in cose superflue che farebbero solo rallentare il film.Il capolavoro però lo fanno i fratelli Russo, capaci di dare al film un grandissimo ritmo fin dall'inizio, senza abbassare mai l'asticella, ma aumentando sempre di più fino ad arrivare alla fine della storia.Il film è ricco di ottime scene di combattimento e moltissime scene ricche di effetti visivi, che grazie ad una grandiosa realizzazione risultano di grande impatto e accrescono il valore del film.Come detto il film ha un gran ritmo e le quasi due ore e mezzo di durata, che potrebbero sembrare tante, scorrono via che è un piacere, non risultando affatto pesanti per lo spettatore.Gran parte dell'ottima riuscita finale sta anche nel cast del film, con Chris Evans e Robert Downey Jr. mattatori della pellicola e autori di strepitose caratterizzazioni dei rispettivi personaggi e di un'ottima presenza e affinità nel corso dell'intero film.I due sono spalleggiati da Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Paul Bettany, Elizabeth Olsen e Paul Rudd, che ritornano a vestire i panni dei rispettivi personaggi visti già in precedenti pellicole Marvel e autori di buone interpretazioni, molto ben amalgamate nella storia del film.Immancabili delle new entry, in questo caso si tratta di Chadwick Boseman e Tom Holland, già ben immersi nei ruoli da supereroi, in vista dei film solisti che i due dovranno affrontare nel corso dei prossimi anni.Fino a questo momento possiamo dire che Captain America: Civil War è senza alcun dubbio il miglior film dell'universo Marvel; un film che ha notevolmente alzato l'asticella rispetto a tutti i film precedenti.
Consigliato: Da vedere assolutamente.

sabato 7 maggio 2016

Race - Il colore della vittoria




Durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, ricordate anche come le più controverse della storia perché fortemente volute da Hitler e dal Terzo Reich, il protagonista indiscusso fu Jesse Owens, atleta di colore della Ohio State University capace di vincere, in poco meno di una settimana, ben 4 medaglie d'oro (100 metri, salto in lungo, 200 metri e staffetta 4x100). Nel momento di maggiore tensione internazionale antecedente la seconda guerra mondiale, Owens divenne il simbolo della lotta al razzismo e alle ideologie naziste di Hitler.
Race - Il colore della vittoria è il primo biopic sull'atleta di Oakville, anche se non è propriamente una biografia completa perché si limita a raccontare le vicende di Jesse Owens nei 12-15 mesi precedenti le Olimpiadi del 1936, dal rapporto con la fidanzata (poi moglie) e la figlia, agli sforzi per guadagnare qualche dollaro da spedire alla famiglia, dall'arrivo all'Ohio State University all'amicizia con il coach Larry Snyder che lo accompagnerà fino ai trionfanti giochi olimpici.
Fortemente voluto dalle figlie di Owens, Race è diretto da Stephen Hopkins e sceneggiato da Joe Shrapnel e Anna Waterhouse e oltre a dare ampio risalto alle vicende di Jesse Owens, fa una panoramica interessante, anche se a volte un po' troppo scarna, della situazione mondiale di quegli anni: dalla volontà iniziale degli Stati Uniti di voler boicottare le olimpiadi in Germania a causa delle leggi antisemite naziste, ai rapporti tra il capo della propaganda nazista Joseph Goebbels ed il presidente del Comitato Olimpico degli Stati Uniti (nonché costruttore) Avery Brundage, dal razzismo che comunque trasudava da tutti gli stati americani alla perfetta rappresentazione della regista Leni Riefenstahl, incaricata dal fuhrer di realizzare un film sulle olimpiadi di Berlino (il film, con il nome di Olympia, venne completato nel 1938 ed è considerato una pietra miliare del cinema sportivo, nonché assolutamente innovativo).
La trama scorre molto bene, senza intoppi e senza veri buchi narrativi sulla storia di Jesse Owens; buchi e "romanzate" che invece ci sono per quanto riguarda la scena sociale mondiale: il razzismo, soprattutto quello negli Stati Uniti, viene rappresentato in maniera un po' troppo sbrigativa, senza essere denunciato in modo più potente e "prepotente". Ma comunque Race è un film prevalentemente sportivo, non manca di spunti molto buoni e riesce ad essere coinvolgente per tutta la sua durata.
Merito anche dei due attori principali: il giovane canadese Stephan James (già visto in Selma) interpreta in maniera pressoché perfetta Jesse Owens, con una caratterizzazione e veridicità fuori dal comune, confermando le sue enormi abilità; la sorpresa Jason Sudeikis, magistrale nell'interpretare il coach di Ohio State Larry Snyder, un personaggio totalmente differente da quelli interpretati di solito da Sudeikis. Nota di merito sicuramente anche a Jeremy Irons (Avery Brundage), Carice van Houten (Leni Riefenstahl) ma soprattutto Barnaby Metschurat, odiosa (e azzeccatissima) impersonificazione di Joseph Goebbels.
Race è un buon film e un'ottima opportunità, perché alcune imprese devono restare in modo indelebile impresse nella memoria collettiva, devono rimanere scolpite come esempi da seguire. 

SCENA CULT: l'ingresso di Jesse Owens nello stadio olimpico 

FRASE CULT: 
Jesse Owens: "In those ten second, there's no black or white, only fast or slow." 

VOTO FINALE: 7- 

giovedì 5 maggio 2016

Nonno Scatenato










Titolo Originale: Dirty Grandpa
Regia: Dan Mazer
Attori: Robert De Niro, Zac Efron, Zoey Deutch, Aubrey Plaza, Jason Mantzoukas, Dermot Mulroney, Julianne Hough, Danny Glover
Genere: Commedia
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 102 Minuti
Trama: A pochi giorni dal matrimonio, Jason(Zac Efron) è costretto ad accompagnare in Florida, a trovare un amico, suo nonno Richard(Robert De Niro).Quello che sembra un viaggio tranquillo, ben presto diventerà un incubo per Jason.
Giudizio finale: "Nonno Scatenato" è diretto da Dan Mazer e sceneggiato da John Phillips.Per il regista si tratta del secondo lungometraggio cinematografico, dopo alcuni lavori in ambito televisivo; mentre per lo sceneggiatore è l'esordio assoluto, ma entrambi non convincono per niente.Partiamo dalla regia; Dan Mazer realizza un film con poco mordente e che non riesce ad appassionare del tutto lo spettatore, sebbene il film scorra piuttosto bene senza essere troppo pesante per chi lo sta a guardare; sicuramente la non eccessiva durata aiuta in questo.Mentre per quanto riguarda la sceneggiatura, John Phillips crea una storia che non ha nulla di nuovo e risulta essere una sagra del già visto, inoltre non riesce a creare momenti realmente comici o che al limite riescano a strappare un sorriso allo spettatore, momenti che, in un film come Nonno Scatenato, dovrebbero essere il motore trainante della pellicola.Negative anche le interpretazioni degli attori coinvolti nel film, con Zac Efron e Robert De Niro nelle vesti dei protagonisti, ma autori di una mediocre prova e una mediocre caratterizzazione dei rispettivi personaggi.Sullo stesso piano dei due protagonisti anche il resto del cast, autore di interpretazioni poco convincenti, così come non convince l'intera architettura della pellicola.
Consigliato: No, meglio concentrarsi su altri titoli.

martedì 3 maggio 2016

Constantine - Stagione 1


Titolo Originale: Constantine
Regia: Neil Marshall, Steve Shill, Romeo Tirone, John F. Showalter, John Badham, Nick Gomez, T.J. Scott, Mary Harron, Thomas J. Wright, Sam Hill, David Boyd
Attori: Matt Ryan, Harold Perrineau, Angélica Celaya, Charles Halford, Michael James Shaw, Jonjo O'Neill, Claire van der Boom, Jeremy Davies
Genere: Drammatico, Fantasy, Horror
Paese: USA
Anno: 2014-2015
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 13
Trama: John Constantine(Matt Ryan), tormentato dal proprio passato, è in lotta con le forze dell'oscurità per proteggere l'intera umanità.
Giudizio finale: Con "Constantine", siamo arrivati a tre personaggi dell'universo della DC Comics portati sul piccolo schermo, dopo Arrow e The Flash.Purtroppo, la buona idea di portare in televisione questo personaggio è stata rovinata da una rivisitazione di quest'ultimo; infatti il John Constantine visto nella serie non fumerà tanto quanto nel fumetto, snaturando il personaggio con la perdita del suo tratto più distintivo.Se riusciamo a passare sopra a questo grande difetto, la serie resta comunque godibile da vedere, con una buona storia e un buon ritmo, ma che fa rimanere con l'amaro in bocca, visto che la serie è stata cancellata e l'ultima puntata non chiude il cerchio, lasciando in sospeso la storia.Alla serie lavorano numerosi registi, ma sono in grado di mantenere la serie su uno stesso piano, senza grosse differenze tra una puntata e un'altra.Matt Ryan è il protagonista principale ed è autore di una discreta caratterizzazione del personaggio, sebbene, come detto in precedenza, il John Constantine televisivo è un lontano parente di quello dei fumetti.Matt Ryan è ben supportato da Angélica Celaya e Charles Halford molto validi come spalle del protagonista e con il quale mostrano di avere una buona sintonia nel corso dell'intera stagione.
Consigliato: No, ma solo per il fatto che la serie è stata cancellata.

lunedì 2 maggio 2016

Le Regole Del Delitto Perfetto - Stagione 2


Titolo Originale: How To Get Away With Murder
Regia: Bill D'Elia, Rob Hardy, John Terlesky, Stephen Williams, Stephen Cragg, Mike Listo, Kevin Bray, Jennifer Getzinger, Laura Innes, Zetna Fuentes
Attori: Viola Davis, Billy Brown, Alfred Enoch, Jack Falahee, Aja Naomi King, Matt McGorry, Karla Souza, Charlie Weber, Liza Weil, Tom Verica, Conrad Ricamora, Kendrick Sampson, Amy Okuda, Famke Janssen
Genere: Drammatico, Thriller
Paese: USA
Anno: 2015-2016
Durata: 40 Minuti
Numero Di Episodi: 15
Trama: Lo studio legale di Annalise Keating(Viola Davis), è alle prese con la difesa di due fratelli dall'accusa di omicidio; ma nuove dinamiche metteranno alla prova lo stimato avvocato e il suo gruppo di lavoro.
Giudizio finale: La seconda stagione di "Le Regole Del Delitto Perfetto" inizia da dove si era conclusa la prima stagione e da il via ad una nuova storia, sebbene si trascini dietro alcuni elementi dalla stagione d'esordio.La serie riesce ad intrattenere e ad appassionare lo spettatore nel corso di tutta la stagione, svelando un po' alla volta tutte le dinamiche, fino all'episodio finale, nel corso del quale si ricollegano tutti i pezzi e se ne aggiungono di nuovi, grazie ad un colpo di scena proprio sul finire dell'episodio conclusivo della seconda stagione.I diversi registi, che si avvicendano alla regia, riescono a dare un buon ritmo e scorrevolezza ad ogni singolo episodio, senza annoiare mai lo spettatore.In questa seconda stagione ritroviamo tutti i protagonisti principali della prima, con Viola Davis, nuovamente impeccabile nel proprio ruolo, Alfred Enoch, Jack Falahee, Aja Naomi King, Matt McGorry e Karla Souza, autori di prove piuttosto convincenti e con un buon affiatamento nel corso dell'intera stagione.Fanno la loro parte anche Charlie Weber e Liza Weil, dimostrando di essere ottimi comprimari.Tra i nuovi ingressi troviamo Famke Janssen, che fa la sua parte a dispetto del ruolo secondario interpretato.
Consigliato: Si può vedere.

domenica 1 maggio 2016

Ave, Cesare!



Raccontare lo showbiz hollywoodiano dei primi anni cinquanta in modo esemplare e totalmente piacevole. Per Joel ed Ethan Coen è stato un gioco da ragazzi: Ave, Cesare!, uscito al cinema negli scorsi mesi, è un autentico affresco narrativo, una rappresentazione esaustiva dell'amore viscerale dei due registi per la "nobile arte" e anche della loro ampia conoscenza dei vari generi cinematografici.
Ave, Cesare! è un film corale, come la maggior parte delle pellicole firmate dai Coen, ma hanno come trait d'union tra le varie storie un protagonista, Eddie Mannix, capo di produzione della casa cinematografica Capitol Pictures. Abile ad insabbiare tutte le malefatte compiute dalle star messe sotto contratto dalla Capitol, si ritrova improvvisamente a dover affrontare un problema non di poco conto: il rapimento, da parte di un gruppo di comunisti, di Baird Whitlock, protagonista di un film su Gesù che deve ancora essere completato.
Lunga vita ai fratelli Coen. Abili a creare degli intrecci narrativi fuori dal comune, confermano il trend in Ave, Cesare!, un insieme di incastri perfetti e mai banali che tengono sempre sulla corda lo spettatore e mantengono sempre su alti livelli il film. I Coen sono garanzia di qualità, sia come sceneggiatori che come registi e Ave, Cesare! si mantiene sempre su ritmi elevati, è una commedia molto vivace e piacevole, con spunti comici interessanti e sempre azzeccati. Ma soprattutto è recitata in maniera quasi divina da tutto il cast, che come succede spesso per i film dei Coen, definire stellare è dire poco. Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Jonah Hill, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton, Channing Tatum: questi sono gli attori principali di Ave, Cesare! e la bravura di tutti loro sta nel fatto di riuscire a rendersi protagonisti anche in piccoli ruoli, ad essere credibili e a far risaltare il proprio personaggio anche con poche battute in poche scene. Logico che la mano dei due registi statunitensi si veda anche in tutto ciò, sia nel dirigere al meglio un tale cast di attori, sia nel dare vita a personaggi che risultano molto incisivi anche se presenti solo per una mezza scena (Joseph 'Joe' Silverman intepretato da Jonah Hill è l'emblema di questo discorso).
Ave, Cesare! si, ma lunga vita ai Coen. 

SCENA CULT: l'arrivo del sottomarino 

FRASE CULT: "Would that it were so simple." 

VOTO FINALE: 7